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Brand coraggiosi prendono posizione nell’attivismo ambientale e aderiscono al Climate Strike

Dall’abbigliamento all’informazione passando per i detersivi, i Climate Strike indetti in tutto il mondo il 20 e il 27 settembre stanno diventando una piattaforma di comunicazione per quei brand che, anche in virtù della loro coerenza, decidono di prendere posizione

Patagonia, azienda di abbigliamento outdoor con una lunga storia di attivismo ambientale, lancia una campagna pubblicitaria, chiude i suoi negozi per permettere ai dipendenti di partecipare alle manifestazioni e per facilitare l’aggregazione realizza uno ‘strike locator’.

Stimolato e ispirato dai giovani attivisti, come sottolinea una nota, il brand sta potenziando la sua campagna con un importante acquisto di spazi pubblicitari lungo il percorso delle manifestazioni in diverse città, nei punti vendita e sulle piattaforme cartacee, digitali e social nelle città di Londra e Berlino.

La creatività della campagna è basata sui ritratti fotografici di giovani attivisti, mentre il video in modalità unskipabble sul sito del brand chiede provvedimenti per il clima adesso.

Lush ha fatto invece una scelta ancora più drastica, chiudendo per un giorno non solo i negozi ma anche fabbriche e uffici, mentre il sito sarà in modalità risparmio energetico per tutta la giornata del 20 settembre.

Idem per SodaStream, con la chiusura degli uffici in tutto il mondo e dell’e-commerce contestualmente ad azioni dei dipendenti per la salvaguardia e pulizia della natura. Ben & Jerry (Unilever) ritarderà semplicemente l’apertura dei suoi 300 punti vendita e fermerà gli impianti di produzione in Vermont e in Olanda.

Seventh Generation, brand di detersivi eco-sostenibili di Unilever, ha invece donato la pianificazione TV in Usa dal 16 al 20 settembre all’organizzazione non profit 350.org per la messa in onda di un video realizzato dall’agenzia Futerra in collaborazione con il regista Rankin. 

Per l’Economist un numero monografico, il primo nei suoi 176 anni di storia, è il contributo di The Economist alla battaglia contro il cambiamento climatico, mentre il gruppo editoriale lancia una serie di attività commerciali e di marketing eco-sostenibili.

“Il cambiamento climatico è spesso dipinto come qualcosa con cui il capitalismo non possa, o peggio, non voglia fare i conti. Questa non è la nostra visione. La nostra informazione mostra chiaramente la dimensione e gli obiettivi del problema; accettiamo l’idea che non possa essere risolto semplicemente, ma pensiamo che libero mercato, regolamentazione intelligente e valori liberali siano la chiave per una risposta efficace”, scrive Zanny Minton-Beddoes, direttore di The Economist.

La cover del numero è stata realizzata con una visualizzazione dei dati relativi alla temperatura media del mondo dal 1850 al 2018 confrontati alla media degli anni dal 1971 al 2000.

Tra le iniziative di marketing responsabili, il settimanale passa dalla cellofanatura in plastica a una bio per le copie spedite agli abbonati in Uk; a New York replica l’operazione dello scorso anno offrendo caffè gratis in tazze compostabili in cambio di rifiuti di plastica; per ogni nuovo abbonato sarà piantato un albero nel Bosco di The Economist; la testata, infine, parteciperà all’evento Lion’s Share dell’Onu chiedendo agli investitori pubblicitari di contribuire con una percentuale del loro investimento media a progetti per la salvaguardia degli animali.

Brand coraggiosi prendono posizione nell’attivismo ambientale e aderiscono al Climate Strike ultima modifica: 2019-09-20T10:08:52+00:00 da editorbrand01

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