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EY e Swg: per restare competitive le aziende devono allinearsi alle nuove tendenze di consumo e ridefinire identità e purpose

Un’ondata dopo l’altra, la pandemia ha influito sullo stile di vita delle persone e non fanno eccezione abitudini e comportamenti di consumo trasformati da continui mutamenti che con il passare del tempo sono diventati profondi e strutturali.

EY e Swg hanno realizzato un’analisi sui consumi indagando l’universo valoriale e le implicazioni per le aziende. Per restare competitive, queste devono trasformare il propio modello di business e, in alcuni casi, ripensare identità e modo di fare impresa per riuscire ad anticipare le evoluzioni dei consumi.

Emotivi. Dall’indagine emergono indicazioni sul consumatore, a cominciare dall’aspetto emotivo. Se il 2021 si è aperto con un marcato pessimismo, dalla primavera emerge un’inversione di tendenza e comincia ad affiorare una certa fiducia nel futuro, espressa dal 21% degli intervistati (+11% rispetto al 2020). Un  clima positivo che si riflette anche sulla percezione della situazione economica del Paese.

Nuove abitudini. La ricerca evidenzia che, a livello personale, circa il 70% degli intervistati si sente cambiato, profondamente o in parte, riguardo a valori, priorità, abitudini e stile di vita. Cambiamenti di stili di vita, e di conseguenza di modalità di consumo, sono confermati anche dall’emergere di nuove esigenze di forme di socialità e intrattenimento più intime e casalinghe, anche tra gli under 35. Rispetto al periodo pre-pandemia emerge, infatti, la figura di un nuovo consumatore più attento alla componente ‘etica’ legata ai comportamenti di acquisto e nei confronti delle aziende.

Online e retail. Per quanto riguarda i canali d’acquisto, l’online rimane preferito dal 44% del campione (51% tra gli under 35), soprattutto per comodità, semplicità di acquisto e costi più contenuti rispetto al canale fisico, ma si assiste anche a un cambio di preferenze verso il retail: in aumento la propensione di scelta verso i centri commerciali (6 p.p. in più rispetto a settembre 2020) e i negozi di piccole dimensioni (7 p.p. in più rispetto al 2020 e al 41% tra le preferenze degli over 54). I dati sottolineano l’importanza della prossimità come driver fondamentale per la strategia delle aziende.

Dall’indagine emergono anche spunti riguardo un’ideale negozio del futuro, dove sostenibilità e tracciabilità dei prodotti raccolgono ampio consenso: il 62% vorrebbe acquistare prodotti che abbiano chiare le caratteristiche nutrizionali e la provenienza, il 58% acquisterebbe in un negozio impegnato nel ridurre il suo impatto sull’ambiente.

Il rapporto con il brand è attraversato da attese che vanno dalla semplicità nell’acquisto alla piacevolezza dell’esperienza, mentre aumenta la domanda di eticità verso dipendenti, fornitori e ambiente (34%) e sostenibilità della produzione (27%), anche se gli elementi centrali continuano a essere qualità (46%) e prezzo (45%). La qualità, per il 76% del campione, è anche il principale valore per cui si è disposti a spendere di più per un bene o servizio, seguita da sostenibilità (65%) e innovazione (61%). Il brand deve “esserci”, ma senza invasioni della sfera privata dei consumatori che chiedono (il 54%) di poterlo contattare  direttamente in modalità omnicanale per ottenere informazioni e di essere seguiti e supportati nel punto vendita (il 51%).

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EY e Swg: per restare competitive le aziende devono allinearsi alle nuove tendenze di consumo e ridefinire identità e purpose ultima modifica: 2021-12-23T10:37:46+01:00 da Redazione

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