Onlineprinters marzo 2020
 

Auditel e Censis fotografano la nuova normalità digitale delle famiglie italiane

L’accelerazione digitale degli ultimi mesi ha interessato anche la fruizione mediale delle famiglie italiane secondo lo studio presentato da Auditel e Censis

Auditel, che conosce tutto dei dispositivi degli italiani – “dal tostapane alla fibra ottica”, ha detto il suo presidente Andrea Imperiali -, ha presentato ieri con il Censis la terza edizione del rapporto che quest’anno fotografa soprattutto l’accelerazione digitale delle famiglie italiane, chi è rimasto indietro e come si sono modificate le abitudini.

Andrea Imperiali, Presidente Auditel

Uno strumento che, ha detto Imperiali, adesso viene affidato alla politica e al mondo delle imprese “chiamati a indirizzare il cambiamento in atto per trasformarlo in un’opportunità di crescita per il Paese”. I ricercatori di Auditel hanno intervistato le famiglie italiane prima e dopo la fine del confinamento, permettendo di comprendere “come sono entrate in questo periodo, hanno affrontato il cambiamento e come ne sono uscite, modificando quali abitudini e comportamenti”, ha spiegato Imperiali, raggiungendo quella che è stata definita una nuova normalità digitale.

Le famiglie connesse (per Auditel è famiglia un insieme di persone che vivono nella stessa abitazione, ndr) sono cresciute dell’1,4% ed è migliorata la qualità della connessione (+12,4%), il 48,6% ha svolto almeno un’attività online e per 8,2 milioni è stata la prima volta. Il rapporto dice anche che le smart TV sono ormai 10 milioni, 2 milioni in più dell’anno precedente, e di queste 7,7 milioni sono collegate al web, l’85,9% delle famiglie ha accesso a internet, ma 3,5 milioni di famiglie ne sono del tutto scollegate: questo, per il Censis, è “il vero distanziamento sociale”.

Lo streaming TV ha visto un forte aumento della domanda di contenuti a pagamento o gratuiti (+7,4% rispetto al 2019) e della frequenza (+26,5% quelli che lo fanno più volte in una settimana), una domanda che continuerà a crescere secondo i ricercatori, ma che impone anche che siano dati aiuti alle famiglie   che i dispositivi digitali non se li possono permettere e che la banda larga sia per tutti.

I dispositivi continuano a crescere: nel 2019 erano presenti nelle case degli italiani 112,4 milioni di schermi da cui è possibile seguire programmi e contenuti TV tradizionali o in streaming, 600mila in più dell’anno precedente. Tra gli schermi, gli smartphone sono al primo posto con 44,7 milioni di apparecchi nelle tasche degli italiani, il 2,4% in più rispetto all’anno precedente, mentre le TV sono 42,7 milioni (+1,1%).

Connessa e senza dialogo: così Giuseppe De Rita, presidente del Censis, al netto della capacità di adattamento e di un “grande balzo in avanti sulla strada della modernità”, vede questa fotografia dove “il mezzo diventa più importante del contenuto” e ha “l’impressione che si stia andando verso una logica di comunicazione unidirezionale”.

Piattaforme e disuguaglianze. A commentare il Rapporto Auditel-Censis c’era, fra gli altri, anche Giacomo Lasorella, alla sua prima uscita pubblica da presidente Agcom, per il quale “le nuove forme di contenuti cross-mediali stanno cambiando le regole del gioco” e che il contesto europeo è quello in cui andranno affrontate. Uno scenario dal quale emergono, per la politica, la necessità di colmare disuguaglianze e fragilità all’interno della popolazione, e per l’Autorità nuove sfide tra cui la regolamentazione delle piattaforme. Alle piattaforme che rappresentano una sfida per la Rai ha fatto riferimento anche il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega all’editoria invocando un nuovo sistema di governance perché possa competere, recuperando autonomia per garantire il pluralismo.

Auditel e Censis fotografano la nuova normalità digitale delle famiglie italiane ultima modifica: 2020-10-19T16:31:26+02:00 da editorbrand01

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