Gruppo DigiTouch indaga su come gli assistenti vocali hanno cambiato la relazione tra brand e consumatori

In Italia nel 2020 il 35% delle ricerche è stato mediato da un assistente vocale, di cui sono heavy user soprattutto laureati e coppie con figli. Sta emergendo anche il voice shopping

Molti dati da ricerche di mercato in Usa, ma anche tanti esempi di aziende che anche in Italia sono riuscite a fare della voce un punto di forza al centro dell’appuntamento che il Gruppo DigiTouch ha dedicato all’evoluzione del panorama degli assistenti vocali, approfondendo come questi stiano cambiando la relazione tra brand e consumatori e come le marche possono inserire la voce nelle loro strategie di comunicazione.

Secondo dati di Juniper Research, entro il 2024 gli assistenti vocali saranno 8,4 miliardi, ma già oggi ce ne sono più di 4 miliardi, ha spiegato Roberta Ravelli, Head of Content Strategy Conversion E3.

Vengono usati soprattutto da mobile e gli utenti attivi giornalieri – almeno sul mercato Usa – sono il 56,4% del totale, mentre gli ambienti più affollati sono quelli di Google e Apple, Amazon ha la fetta di mercato più grande degli smart speaker, seguita da Alibaba e Xiaomi, dato che la Cina rappresenta il 40% delle vendite a livello mondiale, e cresce l’adozione degli smart speaker con lo schermo (il 66% degli utenti dice che sono più facili da usare).

Voice shopping. In Italia nel 2020 il 35% delle ricerche è stato mediato da un assistente vocale, di cui sono heavy user soprattutto laureati e coppie con figli, sottolinea Ravelli, aggiungendo che “l’uso della voce sarà sempre più frequente, ma già prendono piede alcune nuove abitudini”. Per esempio il voice shopping che, sempre Juniper Research, si stima potrà valere 80 miliardi di dollari nel 2023. Si compra soprattutto abbigliamento, cibo e contenuti di intrattenimento perché piace la personalizzazione dell’esperienza, la possibilità di condividere feedback e la rapidità e l’efficienza della voce.

Come devono muoversi i brand. Ravelli ha indicato funzioni e attività che le marche possono mettere a disposizione dei consumatore, proprio a partire dai vantaggi offerti dalla voce, fornendo gli esempi di alcuni pionieri. Dal settore assicurativo arrivano le proposte di Verti, Generali e Sara Assicurazioni che in questo modo si stanno differenziando dagli altri player, facilitando anche la vita ai clienti.

Nel finance le esperienze sono ancora soprattutto americane, con US Bank che offre l’home banking via voce e JP Morgan informazioni sulle potenziali investimenti e la possibilità di controllare movimenti e transazioni, mentre in Italia Banca Sella dà ai clienti un servizio di informazioni. Nel pharma, spicca l’action di Takeda che già dal 2018 aiuta i pazienti a interrogare i bugiardini semplificando la vita non solo agli ipovedenti.

Nel food e nel delivery, è nota l’action di Just Eat per ordinare cibo, mentre Giallo Zafferano vanta 400mila utenti che hanno utilizzato skill vocali per cercare ricette. E anche la GDO sta muovendo i primi passi, non solo per fare la lista della spesa, ma anche per inserire i prodotti nel carrello dello shopping online: tra i primi in Francia Carrefour con Google. “Le possibilità per i brand sono molte, dice Ravelli, la voce ormai non è più solo una tendenza e dovrebbe essere utilizzata come un nuovo touchpoint”.

Gruppo DigiTouch indaga su come gli assistenti vocali hanno cambiato la relazione tra brand e consumatori ultima modifica: 2021-05-31T11:46:58+02:00 da Redazione

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