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Alla web tax mondiale ci penserà l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico

Toccherà all’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) decidere l’applicazione della web tax.

Lo ha detto tra le righe il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, che più di tanti altri si è battuto in sede europea per l’adozione di una tassa su profitti e ricavi dei giganti del digitale.

Il ministro francese dovrebbe comunque presentare questa settimana il suo progetto di legge in Consiglio dei ministri, ma ha anche dichiarato di contare molto di più sull’accordo internazionale raggiunto in seno all’OCSE da 127 Stati per introdurre la web tax.

Il progetto, cui hanno aderito anche gli USA in cerca di nuove entrate dopo la riduzione del gettito provocata dalla riforma fiscale, punta a tassare i GAFA, ma non solo loro, là dove effettivamente realizzano profitti e ricavi, a prescindere dalla sede legale, identificando e localizzando gli utenti che usufruiscono dei servizi.

Le misure dovranno essere approvate dal G20 in calendario a fine giugno in Giappone ed entrare in vigore nel 2020 sostituendo di fatto le web tax adottate a livello nazionale.

Quanto all’efficacia di quella italiana, ne ha parlato nei giorni scorsi Francesca Mariotti, direttore politiche fiscali di Confindustria, a margine del X Forum Bilancio organizzato da Wolters Kluwer a Milano.

Per Mariotti, “l’efficacia della web tax italiana dipenderà molto dalla capacità di imporre e di far rispettare i precetti normativi”, ha detto sottolineando che la legge adottata impone di attuare l’imposta senza nuovi o maggiori oneri di finanza pubblica, previsione del tutto inverosimile, considerato che la web tax “prevede meccanismi inediti e potenzialmente molto complessi che richiederebbero un investimento non trascurabile”.

Alla web tax mondiale ci penserà l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ultima modifica: 2019-03-04T11:42:07+00:00 da editorbrand01

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