Paolo D’Ammassa, Connexia: “fake news fenomeno massivo che inquina il mondo della comunicazione”

Paolo D’Ammassa, CEO di Connexia, amplia il dibattito sulle fake news ai meccanismi che le potrebbero arginare da subito. Leggi anche gli interventi di Furio Garbagnati e Andrea Cornelli

di Paolo D’Ammassa, CEO di Connexia

paolo-dammassaIl problema delle fake news è ben noto agli operatori, e da molto tempo. C’è chi in passato ha costruito la propria strategia confezionando notizie fasulle intorno ai brand clienti, attirandosi, a ragione, gli strali delle associazioni di categoria. Oggi, tuttavia, non si discute più dell’atteggiamento spregiudicato ed eticamente discutibile di alcuni comunicatori: siamo chiamati a stigmatizzare un fenomeno massivo, che inquina il mondo delle PR e della comunicazione quanto la credibilità dell’editoria e dei media tutti.

I modi per arginare il fenomeno a mio avviso sono già tutti disponibili: basta colpire, attraverso sistemi di monitoraggio, verifica e controllo, i due ‘ambiti’ che maggiormente beneficiano delle fake news: piattaforme acchiappa-click e sottobosco politico.

Da un lato, quindi, chi dalle fake news trae un profitto pubblicitario, grazie al traffico generato: siti e piattaforme che ospitano notizie fasulle, spesso riprese e amplificate inconsapevolmente da media considerati più affidabili (il che aggiunge credibilità e veridicità ai fake). Chi guadagna grazie ai singoli click deve essere bannato e, se necessario, segnalato agli organismi di tutela preposti, in modo da approfondire eventuali rilievi penali. In quest’ottica si sta muovendo, ad esempio, Facebook, e credo sarebbe importante che facessero lo stesso, capillarmente e in maniera organica e costante, tutti gli operatori della filiera, meglio se con il coordinamento delle associazioni di categoria.

Dall’altro lato, senza nascondersi dietro un dito, la politica. Senza far ricorso a tesi complottistiche e fantasiose, ci sono evidentemente interessi e precise finalità nel diffondere ad arte alcune notizie false, intenzionalmente denigratorie e lesive di istituzioni, aziende private e singoli. Gli esempi, più o meno illustri, offerti dalla recente cronaca politica internazionale, non mancano. E, per condurre certe campagne di disinformazione, purtroppo, il web è il medium ideale: le fake news prolificano, nel bene e nel male, grazie alla democratizzazione dell’informazione online. Non è questa la sede deputata all’analisi degli scenari socio-politici ed economici e di ciò che li alimenta o ruota loro intorno. Ma certo, anche in questo caso, sono indispensabili controlli, verifiche, stigmatizzazione di chi confeziona le fake news. Non si tratta di censura, anzi, si tratta di assumere posizioni ferme che garantiscano la circolazione di informazioni autentiche, mettendo in campo tutti gli strumenti idonei all’accertamento dell’attendibilità di fonti e notizie e arginando la perdita progressiva di credibilità da parte dei media blasonati, fino a poco tempo fa considerati assolutamente autorevoli e la cui autorevolezza spesso diventa inconsapevole volano per le fake.

Come comunicatori, credo dovrebbe essere interesse primario della nostra industry sensibilizzare operatori e clienti per la tolleranza zero verso le fake news: possono interferire con lo storytelling dei brand e vanificare tutto il lavoro di costruzione della reputation compiuto, ma anche incrinare l’autenticità e l’originalità di progetti di branded content, con conseguenze non sempre prevedibili e governabili.

Un ambito di intervento da non trascurare, poi, è certamente quello di spendersi per accrescere la media literacy, in particolar modo tra i nativi digitali. Connexia nel suo piccolo cerca di farlo, intervenendo nei vari corsi di laurea e master post-laurea, portando la propria esperienza professionale e stimolando nell’audience la formazione di una coscienza critica personale. Ma ritengo si dovrebbe comunque cominciare ben prima, già dalle Secondarie di Primo Grado, a ridimensionare il peso dei rumors e stigmatizzare i fake, attraverso interventi mirati di esperti, che sappiano dimostrare ai più giovani, in maniera imparziale, l’evidente insidiosità dell’essere ‘teleguidati’, manipolati e influenzati a propria insaputa. Riflessione scomoda, forse, ma deontologicamente necessaria da parte di chi, come noi, maneggia quotidianamente informazioni e contenuti rilevanti.

                   

Paolo D’Ammassa, Connexia: “fake news fenomeno massivo che inquina il mondo della comunicazione” ultima modifica: 2017-01-19T11:08:45+01:00 da Redazione

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